Poesia inedita, 2005

Nel mio angolo minore 🪞

Succhio dal tuo seno numerato

o inchiostrata materia di donna

tu volto disfatto di sistematico

bavaglio

Ma rieccoti qui pi greco erre, o

annoverata ipotesi problematica

di qualcosa fratto qualcos’altro

È questa la tua nutrita algebra

Distesa come romana messalina  

nascondi le tue cosce in asintoti

insiemi che non s’incontrano mai

Eccoti ora come allora, lassista sul

tuo scoglio ingannevole a ricantare

odi a guerrieri erranti, a imbrogliare

ragionamenti con irrazionale calcolo

ossimoro di dea agnostica irriverente

che attinge la sua idea nel mio angolo

minore

Ma dell’empirismo irradiato io inforco

occhiali per geni psichedelici e trasbordo

un twist al tuo angolo ottuso

Io ape (1992) 🐝

Vedranno un’ombra pacificata dinanzi all’ape
E ora et labora, a ricondurti al fine
Al sole
il sole
Apre una luce
a que’ santificati ciechi

L’ombra dell’ape attaccò
lo spazio
Serrai la via, Istinto di, mi colse di fiore in fiore
Un nostos di venture e duro carico
bottinatrice io pregno di sudditanza

È di ventre la mia danza della coda
È un laccio teso al tuo canto circolare

Chi sia io del tuo per Sé oggi è ombra
Pratica la messa in solitario cibarmi
Che sia tu a darmi l’eco, espando luce
Segnami sul favo la verticale, ti prego
Io prego

La strada è fatta,
Sègna la linea con il sole al sole
E il mio addome sarà pronto di qua dal
cerchio
Oltre il calice, miele fresco, odoroso
per tutti.

Se…

Eccoli, inutili e in fila di fronte.

Si calano egoisti nella parte,

sono interi, pari pari.

Se è il cavolo artisticamente a non piacermi,

sarà un prologo di mazzi rivelatori

a tradire la loro falsa luce.

Ma eccoli, anemici e defilati.

Si nutrono consumando i loro dèi,

sono frusti, lisi lisi.

Se al mare esplodendomi tocco riva,

mille folate di vento allontaneranno

i miei capelli.

Eccoli ancora, stranieri alle mie spalle,

si schierano coi coltelli a martello,

sono ratti, gialli gialli.

Se dissolvendomi in un quadro,

dentro il quadro prendo vita,

loro questa vita ameranno.

Allora di nuovo eccoli, enormi dall’altra parte.

Si commuovono guardando il quadro,

sono ipocriti, morti morti.

Un gioco d’amore e disincanto.
Dove il corpo ride e la poesia si ubriaca.

Nel paese di Boah De Piller si fa sempre all’amore 🍷

Debitamente verificato, Sandy.

Picchiami se vuoi, picchiami, ma fallo su,

praticamente e senza pentimenti, su su su

E lascia stare la moratoria degli

zunieck, o le cazzate  di Haintok.

Io sono tutto sprìscitt deutsch e mi

fumo la pipa nel bar dei ridi un po’

che ti passa. Ma che faccia da monaca

di monza che hai, Sandy. Mi sembri un topino

con il baffone lesto e  il fiuto sviluppato.

Dillo anche tu a Delia la sciccosa che

m’ha fatto ‘nu mazzo di… facciamo

che non te lo dico? Oh amorino ridicolo e mio

addolorato canto per allocchi, per quelli un po’

tocchi, sai. Lo sai Sandy?

Ti prendo e ti lascio ogni volta, dicesti un lunedì.

E picchiami di sabato se vuoi, ma fallo una buona volta:

concretamente e risolutamente, ma fallo su.

E lascia stare i cigolii al chiaro di luna,

fra un tex willer e un dilan dog o un lone

wolf: io sono stato dongiovanni e nemmeno

adesso sono casto. Mi dicesti non mi tentare,

amante crudele, animale da caccia che solo

di notte mi cerchi e usi. Risposi Rido. E rido

se credi che umiliandomi io mi arrenda. Sono

cresciuto nel paese di Boah De Piller, ho tanto

amato e la noia non mi è mai appartenuta. Né

ho avuto mai moglie… credo.

Come sibila il vento, o Sandy. Smettila e baciami

dai, non vedi che la luna ride già alta nel cielo?

La sua migliore eco (2005) 🍇

Un nebbiolo messer

ch’io possa godère della prugna cotta

o quel tanto che mi rammenti la viola

o la rosa fresca

Un barolo dico

lorché risalendo per san Lorenzo io lo riveda

fra la Langa Albese e il castello di Serralunga

(so di una preghiera a Santa Maria in Castrum)

E ringrazio il conte, il buon Camillo Benso

e a tal Pietro Paolo Operti e i suoi affreschi

e rendo omaggio a que’ Finati – pittori albesi

Ma quando scendo per sant’Anna, abbraccio i

frati –  i fieri, i penitenti

I Battuti – a quelli penso

E levo coppa a le mura alte: e viva, viva, viva il cappero

l’anarchico, che a Castiglione Folletto è volontario seme

Dico, un barolo messer

e ch’io possa tracannarmi una magia, e rifuggire masche

e gatti e siepi e bisce, anime morte

Ma metti che una croce risieda nella pila d’acqua santa

ed è rifatta la credenza

Un prosìt messer

gustiamoci sì il nebbiolo, e mai, mai troppo tostamènte 

ma andiamo pure a zonzo

anzi al buio, e per la cantina, quella antica, che fu crôta

Entriamo, entriamo per la finestrella,

io sono un ladro, un po’ rabdomante

E prosit, prosit con questo nettare divino

e hic hic hic nella botte vuota

la sua migliore eco

Un nebbiolo messer

Barolo dico

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