Esplorazioni letterarie che rivelano verità nascoste
Incipit – Dove le storie cominciano.
Nero Ippocampo
🪶 Marco Ranno sapeva che ogni silenzio, in certi ambienti, valeva più di una confessione.
Un thriller d’azione tra Sicilia e Colombia, dove la verità ha il passo del mare.
🔘 Leggi l’incipit
La sedia
🪶 Il giudice Mussomeli attendeva che il raggio di sole trovasse il suo varco tra le tende.
Un romanzo psicologico sul peso della memoria e sul corpo del potere.
1
Il raggio di sole gli intercetta la mano. È appena un balenio sul dorso. Guizza. Svanisce. Poi riappare. Si estende nella stanza.
Il giudice Mussomeli ne valuta l’inclinatura millimetrica, l’angolo d’incidenza con il ripiano del tavolo.
A quell’ora del mattino, è sempre così. Il raggio fatica a trovare un varco tra la verzura là in giardino. Ma tra i rami del salice mossi dal maestrale, alla fine la spunta. All’inizio è un infiltrato, avanza come un animale diffidente. Si annuncia a sprazzi di luce dalla porta finestra quasi schermata. Si insinua tra le tende scostate: scintille che impazzano nel varco stretto. Finché si libera.
Una lancia di fuoco.
Ma non resta a lungo. Come tutte le cose buone della vita, rimane giusto il tempo per lasciare il suo calore. Per farsi poi desiderare.
Oggi, però, il Giudice si è seduto proprio lì: nel posto di Garibaldi.
Non per abitudine. Ma per quel freddo che da giorni gli accartoccia i nervi e che sente di continuo.
Non fuori, dentro.
Un freddo che gli ha preso lo sterno, lo stomaco, le gambe. E che il raggio di sole, forse, può calmare.
E quella sedia, lì, è sempre il punto dove la luce colpisce per primo.
Lì, a reclamare posto.
In gioventù, alla pensione del Pozzo di Santo Eustacchio, c’erano solo umidità e tenebre.
Lo zio Filippo diceva:
“Se la casa è all’ombra, che ci vuoi fare? Il sole c’è, lo vedi pure. Sta sempre dall’altra parte della strada. Ma sulle ossa tue, niente. Nipote mio, non permettere mai alle ombre di oscurare il tuo spirito. Rifiuta, se puoi, un mondo fatto soltanto di tenebre. Vai dove il sole risplende”.
Poi, abbassando la voce, come per confidare un segreto antico, aggiungeva:
“Nella nostra stirpe, sai, alcuni nascono con il gelo nelle vene. È così da generazioni. Tuo nonno, mio padre, anch’io… Sentiamo il freddo dove gli altri no. Tuo padre no, ad esempio. Non è malattia, dicevano. E invece lo è. È la nostra natura interna. Ma solo chi la riconosce può cercare rimedio. Il sole, nipote mio. Solo il sole può scaldarci davvero”.
Mussomeli non ha seguito quel consiglio, e le parole dello zio, col tempo, si sono fatte profezia.
Le aveva ribadite il giorno in cui Mussomeli aveva tentato di portarlo nella loggia.
“Ognuno nasce col proprio destino. Chi portando un’ombra. Chi un sole perpetuo”.
Lo zio aveva rifiutato. Una decisione che è diventata parte del gelo che Mussomeli si porta addosso.
E quelle parole, oggi, gli suonano come un monito.
Incise nella pietra.
Lo zio gli era stato padre, al posto di chi non lo era stato.
Il padre vero, violento, lo aveva cacciato di casa.
E l’incontro con la moglie, figlia del gran maestro, lo aveva portato nella loggia.
Solo ora Mussomeli riesce a dare un nome a ciò che gli è accaduto negli anni. Non era stato convinto, né plagiato. Altri l’avevano svuotato, a poco a poco. I suoi principi messi da parte. Svuotato. In quelle riunioni, ogni volta che prendeva posto, seduto tra uomini stimati, colti, irreprensibili, aveva smesso di pensare da solo. Non perché gli fosse impedito, ma perché non era più necessario. Il giudizio si formava prima, altrove.
L’incontro
🪶Ciclo Il sentimento e la distanza
(microciclo romantico-esistenziale)
Sul marciapiede, davanti alla vetrina del negozio, c’erano rose bianche. Ne presi alcune dal cesto. La commessa teneva gli occhi bassi, mentre gliele porgevo per farmele confezionare.
– Se desidera scrivere un biglietto, nel caso cioè volesse farle recapitare, ho quel che occorre – disse.
Daniela… Era proprio lei. Ormai più donna che ragazza. Non la vedevo da quando?
I told her it wasn’t necessary: I would deliver them in person.
Biascicò un “oh, capisco” lamentoso. Sembrava delusa. Come se avesse colto in quel mio scegliere fiori dal cesto, l’entusiasmo di chi è alla ricerca di una relazione amorosa, e che ciò l’avesse in qualche modo ferita.
Giorgia mi stava aspettando all’ingresso del parco. Indossava un completo rosso e un cappellino con fiori gialli e un piumino blu. Il colletto della giacchetta era ripiegato e i bordi della camicia erano gialli. Più voglia di aggredire il mondo che di abbinare i colori. Le mura del parco erano ricoperte di licheni e rampicanti così fitti che un brivido mi salì lungo la schiena. Avevo voglia di sentirmi addosso la luce del sole. E fu con tale brama che mi girai e rimasi a osservare il piccolo negozio di fiori che mi ero lasciato all’angolo della strada. Le sue mura, quasi bianche, risplendevano come diamanti al sole.
Ritornai sui miei passi e buttai i fiori da qualche parte.
Quando mi vide, Daniela s’illuminò. Poi dovette cogliere qualcosa nel mio sguardo, perché arrossì.
Scelsi delle rose rosse dal cesto, e lei non mi chiese che ne avessi fatto di quelle bianche. Dopo averle odorate, glieli porsi.
– Devo incartarle? – chiese.
– Non serve, sono per te.
Un lampo nei suoi occhi.
– Sei dunque ritornato per me?
– Sì.
– Non ci posso credere.
– Devi, invece.
– Sincero. Che cosa ti è successo?
– Averti rivisto deve aver cancellato quello che ero venuto a cercare. Qualunque cosa fosse.
Esplorazioni narrative tra realtà e immaginazione
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