Ogni visione nasce da un silenzio interiore, da un lampo che attraversa la mente e lascia un’eco.
In questi testi la realtà si incrina e lascia filtrare un’altra forma di verità – quella che non si vede ma si avverte.
Il canto del cigno blu 🩵
Sei nell’aria salsa di un tic tac,
Un formidabile canto zingaresco
che fa eliàh saliàh goèh.
Una mano pallida e spolpata non,
un cigno tutto blu di, solitario e
disperso, Mio gelone alle nocche
di alberi impenitenti\sverditi da.
Eliàh, saliàh, goèh.
Solitario e disperso, Salmo Ottavo
della liturgia Erti Lidiès, chiaroscuro
di una nota di contorno solitaria, Un
boom boom di un a solo, un timbro
fuso come, toc toc un soprano c’è?
Solitario e disperso, cala a braccio il
suono, biella di.
Cariàg, sontàg, smèrmoranti in deàh,
si arrovesciano le bocche dei salmisti,
sopracciglia slontanate in un andi e
vieni di zigano trillo, per un viatico
cielo verdeggiante, al tocco di.
Eliàh, saliàh, goèh.

Se riuscirai 🍃
Se riuscirai a cogliere tra le foglie
il vento
Il vento verrà a percuoterti con mille sussurri
e dalla nicchia una preghiera salirà libera
Ricordati del cane, il suo passo lento
il guaiolare tra i denti
Il tuo stupore a vendere
C’era anche la vecchia
rammenti la vecchia?
Al feretro di quella coppia solitaria, noi due
soli con la luna in faccia, Era di maggio
ed era la messa
Vacillasti nella tua polvere di luna bianca
accudendo i miei pensieri in un nido scarno
che mai riuscisti a covare
L’atto, solo l’atto era vero, è necessario dirlo
A rimescolare bolle d’aria in chiglie antiche
A trasformarti osmosi nella mia doppia pelle
Ero delfino
e ti percorrevo, sai, come via silenziosa
Dicesti, non vale. O dicesti, è male?
E mi chiedesti del percorso il Tempo, Cieca
di scollature
e di tutte quelle scorie luna che ti spiovevano
addosso
Se riuscirai a cogliere tra le foglie
il vento
Il vento ti racconterà la mia fede
e se la notte avrà il tuo dolore
sappi che si aprirà la scena madre
nel chiasmo, nostro unico, di luna
antica.
Alba di luna 🌙
Alba di luna, Mi vedo.
Io mi penso, Di cigolio di porte riempio case.
E canto, Io che canto!
Quando penso al legno verde del larice:
Si spacca, di notte si spacca.
E guardo te che guardi il mare, Non esiste il mare.
E guardo Dio che guarda il mare, Io sono il mare.
E sento, io che sento!
Io ora li sento.
Stanno raggruppati nella grotta di Diros,
Stanno chiusi in scuri cappotti,
Sono guerrieri, vanno di notte,
Sono trame, luce che muore.
Sono bare, stanno disposte in
corona, Di io l’orlo della loro fossa.
E mi sazio di te, Alba di luna,
Intanto mi vedo, Io mi vedo!
E già mi penso.
La mano parlante 🫱
…questo arido cuore
Io non so di cimiteri roventi
Di croci nere su delle lapide rosse
Di colombe verdi con le teste viola
Di formiche gialle verso carcasse ingrigite
Di ossari bianchi e di tanti vermi blu
…
mi sia miele la seta
mi sia amara la lana
Io penso al soffione che ha impresso l’istante
All’ultima volta che abbiamo parlato di Dio e del mare, e del canto del vino
Ai tuoi occhi imploranti di qua dal fosso di maggio
…
qui ha inizio la tema
qui ha inizio la trama
Ma io ti devo dire che il fiore è morto
Mi si è sgretolato tra le mani, là sul vialetto stanco,
Oggi alle sette
E ancora non riesce a salire il gradino
Questo arido cuore
Il cipresso, quello che vede lontano lontano,
Mi guarda con la sua ombra di cima
Si china si china si china
(io in lacrime, rimango al gradino)
Mi tende una mano, È la mano parlante
Non si varca la porta dei morti se un
Ostacolo s’ inciampa al tuo piede
…È già fievole luce quella che adesso mi riporta al sentiero
Sono pesanti le mani, mi richiamano in croce
Ma io ti devo dire che il fiore è risorto
Ha sorriso con tutti i suoi petali in vita,
A questo arido cuore.
Togli quel campanile ❤️🔥
M’inquieta oggi quel campanile rosso, lassù tra i pioppi
Nel giorno del riposo, arrivano strani suoni
Rammento di sacri mondi
Non più mi culla
questo tempio
di inganni
Si sono calmate le fiamme, si sono spente foreste
Solo un deserto, foglie già secche
incendiabili a un rapido sole
Ti prego, toglimi quel campanile davanti agli occhi
Fuggimi le rondini attorno alla testa, lascia stare il
tuo emblema
Non mi servono simboli quando sono col vecchio
e frusto la notte, Io vado in giro coi morti
Non nominare santi quando stai all’ombra del dèmone
lo ti riconosco sull’orlo del fosso, Io sono risorto
Toglimi quel campanile davanti agli occhi
Scappami le scintille, non vado a messa con
l’ombra sul capo
Alla fine chiuderemo in unico cerchio
saranno duecento?
Toglimi quel campanile davanti agli occhi, ti prego
non mi servono nuvole per fabbricare sogni
né teneri amanti
Vado a zonzo per sentieri che sconosco, e trascuro
l’ombra al crocicchio del Santo Spirito
Toglimi quel campanile davanti agli occhi, ti prego
Io non sono più morto.

Sento 🌀
Sento e…
In questo canneto ti vedo muto,
piccolo sgorbio di Giove,
breve saetta, fulmine di un’idea,
di ali ripiegati solo per la scena.
E’ l’aria che consumi nella contr’ora,
di un graffio che arriva allo stomaco,
pietra che sputa i suoi spilli di febbre.
E penso.
Io e te… ma no: è solo il Principio che conta.
Gli odori pesanti non rinfrescano narici.
Io e te, o me diviso due… E’ questa la scena?
Ma io sento il tuo occhio di corvo aprirmi
l’incanto… ma lascia stare, l’arma letale
dei forti sanno godère la scena madre.
Tu non sei altro che uno stupido cieco,
un canto stonato che sconvolgi il piano
delle formiche:
E germe di pace che qui concentra il tuo odio di morte,
e tanta pazienza che distribuisci a fogli ingialliti dal tempo,
e vuoto di cuore, di ancòra bestiale tristezza, di anima accorta…
E sento, sì.
Sento e…
Quando il tempo verrà 🌒
Indistinti mi arrivano questi suoni
sono bubboli che sento scendere dalle montagne,
le più alte
Ma non è più tempo di transumanza, Margot.
È l’ora della speranza che più non mi cieca,
dell’imbrunire che prende le pareti della luna,
del mondo che se di suo non sa, impallidisce
quando
quando per l’ultima volta muore e per l’ultima volta
dannato sia, se ne va.
È qui che ora rassegno gli usci scuri, come l’ombra
che cade,
e cade sempre riconoscendo se stessa
e cade come una preghiera, una messa
Margot, oggi il fantasma porta con sé
i vermi che divorarono le sue ossa
Perché ho visto il Cerchio, lo sai?
Tutta una fila, uno alla volta…
Avanzavo e intravedevo il Suo volto
era sempre di lato
era sempre di lato
Poi la svolta, piombavo nel cerchio e risalivo la china
Io ci sarò, diceva la Voce, Io sarò Erti e poi non lo so
ma sarò lì, quando la luna toglierà queste pareti oblique,
quando cadranno le bende alla testa,
quando piangeranno le catene…
Io ci sarò, Margot, E camminerò file di tombe, E starò
seduto sotto il carrubo, E infilerò perle, rotolerò sopra
l’erba tutti i miei sassi.
Io ci sarò, dunque
quando il tempo verrà.
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