Cova l’ombra in questa ellisse il viso
a rimasticare margini in rilievo

a spettinare un lenzuolo bianco
Dunque io, sono io la tua luce brava
l’astro che riflette gli angoli assenti
chi raddrizza steli e corolle
chi ama e muore nell’arena
E mi tormenta questa zona franca
decimo caso di anarchia in simbiosi
visaviso con il candore sulla linea di
due mari
Dimmi che di me hai udito il passo
e suonami la lira con la veste di lino
ricamata
Le piante di loto bianco mi serviranno
per dimenticare quando anacronistica
scroscerà la pioggia
Ti vedo di lontano, sei come una bandiera
Sei lenticchia d’acqua verde sullo stagno
Sei vapore contro il fianco della collina
Sei un’alzaia selciata di ciottoli a secco
Sei crudele, come un colpo di zoccolo
Cova l’ombra in questa essenza le parole,
le parole che improvvisamente tacciono
Tacciono nella fossa quando. Quando al
laccio ti prendo, o luna.
Luna, qui la terra è nuvola di un cielo
capovolto, i destini sono gocce cristallizzate
capaci solo a sublimarsi.
Qui covano le Anime Morte inventate pari,
qui giace la tua grande menzogna: oh la
sincerità!
Come lezzo che va ricoprendo i veri giusti,
come una malefica sinapsi che solidifica i tuoi
bla bla
(Ciclo Solcris)

