Il Richiamo

Sta succedendo di nuovo. Me ne rendo conto dopo aver aperto gli occhi ed essermi trovato a tu per tu con l’alta scogliera. Rieccomi qui, disteso di pancia sul cornicione del mio palazzo, impantanato nella materia vischiosa del mio incubo peggiore. Batto le palpebre un paio di volte, sperando che mi svegli, come succede sempre. Ma il vento tagliente mi riempie la mente di un significato sinistro: stavolta è tutto reale. Il mio sguardo va a perdersi nel nulla della galleria scavata alla base della scogliera, dove mi arriva il solito sentore di morte. Alzo la testa, per non guardare l’abisso che è sotto di me. Ma è inutile. Non posso fare a meno di seguire il costone che, invaso dalla flora selvaggia erompente dagli anfratti, scende di taglio e va a buttarsi a picco là dove acque agitate lo schiaffeggiano in continuazione. E in maggior misura, nel punto in cui, inabissato, ne affiora una porzione del dorso frastagliato. Proprio lì, nella Fossa dei Serpenti, il mese scorso hanno trovato spiaccicato il corpo di Ilenia. Un pescatore l’ha vista compiere un arco nel vuoto, e la mia amata Ilenia ha concluso il suo percorso terreno. Da circa un mese, ogni notte, ho lo stesso incubo: io disteso sul cornicione e la voce di Ilenia che mi chiama di sotto e mi rivolge delle parole incomprensibili. E adesso, l’incubo è diventato realtà. Serro gli occhi fino a farmi male. Ora sparisce tutto, dico a me stesso. Ora sparisce tutto. Anche il silenzio irreale che avvolge il quartiere collinare tutto intorno. Stranamente muto, sembra chiuso dentro una bolla priva di rumori. Non riesco a sopportarlo. Ma l’incubo rimane. Ora che ripenso per l’ennesima volta agli avvenimenti che mi hanno condotto su questo cornicione maledetto, non posso fare a meno di notare come il loro intreccio sia dovuto alla combinazione di strane coincidenze, oppure dell’azione di un malefico deus ex machina, un mostro che, tramando nascostamente nell’ombra, ha generato il fantasma di Ilenia. La mia cara Ilenia, che continua a chiamarmi dal fondo di quell’abisso e a rivolgermi parole indecifrabili.