Ogni poesia, ogni racconto, ogni visione nasce dallo stesso nucleo:
una fenditura tra materia e spirito.
Solcris non è un nome soltanto − è un varco.
Nei versi parla la voce interiore, nei racconti prende forma il mondo.
Lì dove la luce si corrompe, e la parola diventa sostanza.
Frammento da “La Battaglia Spirituale”
Gino aprì lo zaino e tirò fuori un librone, una croce dalle dimensioni del librone e un tappeto da rituale arrotolato.
Poi si sdraiò sul tappeto. Posizionò la croce sul petto e, sfogliando il libro, recitò il mantra.
Non fece in tempo a chiudere il libro che il suo soffio vitale si ritrovò nell’altra dimensione.
Non era sogno né estasi.
Era il varco.
Era Solcris.
Il dialogo con Michele
“Se non lo posso cambiare, allora non capisco perché diavolo stiamo lottando! Anche se ho un corpo spirituale, una parte di me è rimasta umana. E un uomo deve almeno tentare di salvare un suo simile, sennò non è un uomo. È un’altra cosa.”

1
La morte dei morti
Al passo del Frate
logoro di vesti,
nel punto cardine
di tutte le strade,
una croce nera,
ma nera nera nera
attraversò tutta la sua
strana figura.
Ne la veglia di un dì
assolato,
Ne la terra dei morti
cerchiati,
Io misurai la corsa
del sole
(Passami accanto,
o astuto cane,
non trafiggermi)
Il suo volto pesava
gli sguardi,
la voce un rovinoso
pietrame,
Era tale: di spirituale
trama.
Era detto maestro.
Una frase, un sussurro,
corvo che vede,
E di spirito fui fuori
dal corpo.
Io diviso due, ora
questa è la scena.
Una scena con il tempo
a scadere,
il Principio dei corpi
senza lo spirito
degli Spirituali che vanno
la notte.
E dànno battaglia nella
controra.
La spada che batte,
che spunta il metallo:
A segni di croce
A segni di croce.
Una beccheria, e la conta
dei morti.
Poi un cerchiare di spada,
apriti voragine, che inferno
li aspetta!
Poi un ritorno di fiamma,
con il cerchio che chiude…
È la morte spirituale
dei corpi senza preghiera.

