La liturgia del Soldato
E’ il tempo della preghiera,
la non detta
Ora, ora sì.
Per il respiro azzurrato
di molecole sante,
Per lo Spirito aureolato,
a cui non dico,
Io dico di andirivieni luce,
la pettinata
Ora, ora sì.
È per aver peccato
che ritrovo la via.
Sbriciolato dalle certezze
camminate
Ricordato monolito di fede,
Ora mi pento
Ora, ora sì.
Dei fatti lunatici,
a cui non prendo certo il Chiarore
Io prendo la Storia:
ché di Te almeno una parte conosco.
Di quella forza non vista
io darò udienza ai meno
Ora, ora sì.
Fui in quel campo con il maestro
e il generalissimo Don,
Respirai l’aria Antica dei non so,
e oltre non dico.
Io dico che utile è ora
sottrarre la tara a quel cerchio
Ora, ora sì.
Fui fatto guerriero in una notte di marzo
(erano le idi)
Ma ero già tale al cospetto di capi:
ero di più, ora io so.
L’Informatore scese, e scampanarono
gli ungulati,
Ibride bestie puzzolenti dell’Argentato,
ora lo so.
Ma ora dirò di più
Ora, ora sì.
La morte dei morti
Al passo del Frate logoro di vesti, nel punto cardine di tutte le strade, una croce nera, ma nera nera nera attraversò tutta la sua strana figura. Ne la veglia di un dì assolato, Ne la terra dei morti cerchiati, Io misurai la corsa del sole (Passami accanto, o astuto cane, non trafiggermi) Il suo volto pesava gli sguardi, la voce di rovinoso pietrame, Era tale: di spirituale trama. Era detto maestro. Una frase, un sussurro, corvo che vede, E di spirito fui fuori dal corpo. Io diviso due, ora questa è la scena. Scena con il tempo a scadere, il Principio dei corpi senza lo spirito: Gli Spirituali che vanno la notte. E fu battaglia, nella controra. La spada che batte, e spunta il metallo , A segni di croce. Una beccheria, la conta dei morti. Tutto un cerchiare di spada (apriti voragine, che inferno li aspetta!) Poi il ritorno di fiamma, e il cerchio si chiude… E’ la morte spirituale dei corpi…Quelli, quelli senza preghiera.


Se all’ombra
Se all’ombra della lampada si ride,
se ci si sollazza con le mosche,
io, io soltanto mi cavo un dente.
Ma baciami ancora i capelli, ti prego. Io prego.
Sai, si narra di una lacrima
assurda, tangenziale, tangibile,
Un… tradiscimi segno!
Amami, per l’ultima volta amami:
e tieniti pure il tempo delle margherite
Io sono fiore già sfatto.
Non è mite questo tempio pagano.
Malcerti, i sassi cadono dai muri:
rotolanti rotolanti sono sul sentiero
a insidiarmi gli occhi, a impolverarmi il respiro.
Ma già si sente lo zoccolare dei demoni,
ufficiali al soldo dell’Argentato.
È tutto un chiacchiericcio malefico
un crocchio di donnine in viaggio
che si tiene a distanza.
Per un fracasso che sale. Per l’inno che sale.
Ma se all’ombra della lampada si ride,
se ci si sguazza nei porcili ingrigiti,
io, io soltanto mi cavo un dente.


Rispondi